W.o.W – Women of Weird, un’antologia tutta al femminile

Cosa s’intende quando si parla di Weird?

È un genere? Un movimento? Una corrente? Si mangia?

Partiamo dal presupposto che non esiste una definizione univoca di cosa sia il Weird, anche se in tanti ci hanno provato. Da un punto di vista letterario, non credo si possa parlare di genere, né di corrente in senso stretto. Io trovo che si possa parlare, piuttosto, di un connotato, un elemento se vogliamo, tentacolare. E no, il termine non è scelto a caso, perché, come afferma Mark Fischer nel saggio The Weird and the Eerie pubblicato in Italia da Minimum Fax, “per parlare di Weird bisogna partire da Lovecraft”. Non è un caso che il padre di Chtulhu sia comparso coi suoi primi racconti sulle pagine di Weird Tales, insieme a molti altri nomi noti (tra cui Ray Bradbury). 

Weird Tales, Inc., Public domain, via Wikimedia Commons

Nel suo saggio Fisher mostra come la weirdness si insinui ed si integri con più generi letterari.

The weird and the eerie, Mark Fisher
edito minimumfax

[…] il weird è ciò che è fuori posto, ciò che non torna. Il weird apporta al familiare qualcosa che normalmente si trova al di fuori di esso, e che non si riconcilia con il «casalingo» (neppure come sua negazione). La forma artistica che è forse più appropriata al weird è quella del montaggio – la combinazione di due o più elementi che non appartengono allo stesso luogo.

Sarebbe difficile identificare un racconto o un romanzo come puramente weird. Piuttosto, possiamo individuare macro generi più riconoscibili ed distinguere all’interno di essi elementi narrativi, stilemi e approcci propri del weird: horror, fantascienza, fantasy, realismo magico, il distopico, il grottesco, ecc.
In italiano è difficile tradurre il termine “weird”, spesso si opta per “strano” o “perturbante”, che per chi ha già familiarità con questo tipo di narrazioni sono termini perfettamente applicabili, ma difficilmente restituiscono un’idea chiara di cosa si stia parlando a chi magari fosse totalmente nuovo all’argomento.

Per ricostruire una genealogia del Weird possiamo risalire ad autori come, appunto, Lovecraft, Poe, Henry James, Kafka, Borges, Hoffman, Bradbury, ma pure Calvino, Buzzati, Mervyn Peake, Shirley Jackson, Jeff e Ann Vandermeer, Angela Carter, Neil Gaiman, ecc.  La lista è davvero lunga, proprio per la natura multiforme di questo “sottogenere”, che peraltro assume connotati diversi anche da un Paese all’altro. 

Sull’Indiscreto si è fatto un tentativo di ricostruire un canone e uno stile riconducibile al new italian weird, o nuovo fantastico italiano; la discussione, risalente al 2018, è molto interessante,  ma se avvenisse oggi potrebbe arricchirsi di un nuovo valido elemento. 

W.o.W- Women of Weird

Illustrazione e progetto grafico di copertina a cura di Sabrina Gabrielli
(ma quanto è bella?!?!?)

Nel 2020 Moscabianca Edizioni ha pubblicato W.o.W.- Women of Weird:  un’antologia di dodici racconti appartenenti, ognuno a modo suo, al Weird, e tutti scritti da autrici italiane. 

Il progetto, nato dalla collaborazione dell’editore con Luca Mazza, riporta la prefazione di Viola Di Grado. Se siete tra coloro che di solito saltano le prefazioni, perdete almeno per questa volta le cattive abitudini: Di Grado vi condurrà per mano sulle soglie del Weird, anzi, del New Weird, dandone una panoramica efficace, ma anche molto personale.

Le definizioni ufficiali parlano di elementi fantasy e horror, di tecnologia retrofuturistica, di ambientazioni fortemente originali, trasfigurate di solito con un realismo che rigetta il fantasy originario, ma come il concetto di fantascienza si evolve man mano che le fantasticherie sul futuro diventano effettivamente scienza; allo stesso modo la stranezza è un concetto mobile, permeato di quei sotterranei flussi culturali che lentamente, ma inesorabilmente, trasformano l’uncanny in quotidiano, l’apparizione in fenomeno, il sogno in vita reale. Così non ci resta che aspettare, e ascoltare ciò che la stranezza, gli strani, le strane, hanno da dirci. La stranezza è un credo: bisogna solo riporre fiducia.

Recentemente Moscabianca ha fatto una live su Facebook insieme alle autrici per raccontare la genesi del libro e delle singole opere. 

Questa raccolta di racconti è un bellissimo modo per avvicinarsi al Weird, perché ogni capitolo fornisce una diversa sfumatura del genere: si passa da mondi fantascientifici ad atmosfere gotiche, da isole surreali abitate donne prive d’identità ad un unicorno strappato alla sicurezza della foresta e gettato sotto le luci della ribalta. Di quest’ultimo racconto in particolare ho amato scoprire, grazie alla diretta, che le due autrici, Lucrezia Pei e Ornella Soncini, si sono ispirate al poema The Unicorn di Angela Carter.

Avanza tra le pareti rocciose, gli stivali rinforzati che disegnano geometrie ipnotiche sul terreno fangoso. Ha le papille cariche, pronte a sparare al minimo accenno di pericolo. La sua forma longilinea, gonfia sul petto per via della corazza di entomotessuto, disegna un’ombra sul terreno che ricorda quella di una pianta di vanagon. Il ricognitore è una femmina, ma l’ha deciso solo un anno fa: alla nascita era neutra, e come tale ha vissuto per tutta la vita, prima di scoprire che essere femmina le offriva molti vantaggi, tra cui quello di farla sentire davvero se stessa.
I ricognitori – Linda de Santi

In molti di questi racconti si affrontano anche, in modo più o meno diretto, tematiche sociali: per esempio Linda De Santi in “I ricognitori” racconta di un mondo popolato da creature antropomorfe ma ibridate con altre specie, chiamate kore.  In questo mondo è possibile scegliere la propria sessualità, ed anche la fluidità di genere non è solo accettata, ma è la normalità. Paradossalmente, l’incontro di questa femmina kore (la voce narrante) con una creatura che esula dalla sua normalità genera subito l’istinto di sopprimere “il diverso”: «Non basta superare a livello sociale le differenze fisiche anatomiche, serve un approccio filantropico umanista nelle comunità/società, altrimenti il diverso sarà sempre una vittima». Questa spiegazione, data dall’autrice, mi ha fatto pensare alla definizione data da Fisher: 

Intendo qui sostenere che il weird è un particolare genere di perturbazione. Chiama in causa un senso di non-correttezza: un’entità o un oggetto weird è talmente inusuale da generare la sensazione che non dovrebbe esistere, o perlomeno non dovrebbe essere qui. Eppure, se l’entità oppure l’oggetto è effettivamente qui, allora le categorie utilizzate finora per dare senso al mondo non possono essere valide. La cosa weird non è sbagliata, dopotutto: dovranno per forza essere inadeguate le nostre concezioni.

 Trovo interessante la tautologia creata dall’autrice: usare il weird, il “diverso”, per parlare del “diverso”. 

Ho infine apprezzato la spiegazione data da Luca Mazza dell’esigenza che ha generato questo progetto: nel panorama letterario, e in particolare in Italia, non è che manchino le autrici che scrivano Weird, né in generale nell’editoria italiana mancano penne femminili di pregio. Il problema non è la sottovalutazione delle autrici, ma la sottoesposizione: basta guardare a quante donne siano state candidate ai principali premi letterari in Italia negli ultimi vent’anni, per tacere di quante poi li abbiano effettivamente vinti. 

C’è inoltre da contrastare una serie di pregiudizi dell’ambiente letterario ed editoriale:

  • in Italia ci sono, purtroppo, ancora molti editori che guardano alla letteratura di genere come ad un prodotto di serie B (sto cercando di essere diplomatica, ma potrei dire di peggio);
  • ci sono alcuni generi, come la fantascienza, l’horror, e per derivazione anche il weird, che sono percepiti come tipicamente di dominio autoriale maschile. Con buona pace di autrici come Mary Wollstonecraft Godwin (aka Mary Shelley) che la fantascienza l’hanno fondata, e non sto parlando solo di Frankenstein, ma anche dell’Ultimo Uomo (The Last Man). 

Women of Weird ha quindi il doppio merito di dare risalto e risonanza ad un “genere” narrativo poco diffuso tra gli autori italiani e di farlo tramite le voci di autrici molto diverse tra loro, per età ed esperienza. È una lettura che consiglio a tutti, sia agli amanti del genere che a chi vuole avvicinarvisi per la prima volta. E poi diciamocelo, la copertina è semplicemente spettacolare.

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