Ottobre porta il Popolo dell’autunno

Il Venditore di Parafulmini arrivò prima del temporale.

Otto parole e Ray Bradbury ha già creato l’atmosfera del suo romanzo. Una brezza autunnale, profumata e pungente, vi trascina fuori città, dove nottetempo ha piantato le tende un circo itinerante. Gli occhi si spalancano per la meraviglia e qualcosa di elettrico e sinistro vi crepita sulla pelle.

Something wicked this way comes.

Un verso di Shakespeare, dal Macbeth, che da solo ha il potere di evocare quella sospensione, quella irrequietezza che ti fa trattenere il respiro quando, nel silenzio della notte, mentre tutti dormono e la casa è immersa nel buio, senti un flebile rumore dietro la porta socchiusa. La guardi, non direttamente, ma con la coda dell’occhio, in attesa.

Per l’edizione italiana è stato scelto il titolo Il popolo dell’autunno, che è il palese tentativo del traduttore di togliersi dall’imbarazzo di non poter replicare l’effetto sinistro e suggestivo di quello scelto da Bradbury. Rende tuttavia estremamente facile rintracciare questo libro quando si è in cerca di letture per l’autunno (premesso che io l’ho letto a marzo, prova che i libri migliori sanno trasportarti in uno spazio-tempo tutto loro).

Dicevo, letture per l’autunno: copertina, maglione, tazza di tè fumante alla mano, e possibilmente un bel temporale con tanto di fulmini fuori dalla finestra. Grazie!

Questo romanzo racconta l’avventura di due ragazzi e di un padre, di una tranquilla cittadina dell’Illinois, di uno strano e inquietante circo, e di un anno, in cui Halloween arrivò con una settimana di anticipo.

La prosa di Bradbury è di una bellezza delicata, nostalgica, che parla al nostro io bambino. Evoca suggestioni fantastiche a metà tra il meraviglioso e l’incubo: l’Uomo Illustrato (Mr. Dark, il crudele proprietario del circo), la Strega di Polvere (una megera cieca che solca l’oscurità della notte a bordo di una mongolfiera), l’Uomo Elettrico, il Labirinto degli Specchi, ed altri ancora.
Questa storia ha tre protagonisti: Jim Nightshade e Will Holloway (caratterizzati già dai nomi: ombra e luce, malizia e purezza) insieme rappresentano l’adolescenza, vivono quel momento in cui si abbraccia appieno la libertà dell’essere ancora bambini, ma si sognano l’indipendenza e le promesse affascinanti del mondo degli adulti. Dall’altra parte abbiamo Charles Holloway, padre di Will, un uomo che sente il peso degli anni, che si rammarica della distanza d’età che lo allontana da suo figlio, e sogna di recuperare terreno sulla vecchiaia che avanza. Quest’ultimo è forse il personaggio più affascinante della storia e colui che si fa portavoce dell’amore di Bradbury per i libri e per le parole. È nelle storie che Charles trova le risposte e capisce la minaccia reale e concreta del Circo e dei suoi abitanti, così spaventosi e surreali che solo gli occhi di un bambino potrebbero riconoscerli per i mostri che sono. Ma chi sono in realtà? Chi è il popolo dell’autunno? L’incarnazione del Male.

Per alcuni, l’autunno viene presto, e permane per tutta la vita, quando ottobre segue settembre e novembre tocca ottobre, e poi, invece di dicembre e del Natale, non c’è la stella di Betlemme, non c’è letizia, ma ritorna settembre e il vecchio ottobre, e così via, per tutti gli anni, senza inverno, senza primavera, senza estate vivificatrice. Per questi esseri, l’autunno è la stagione normale, l’unica stagione, e non c’è per loro altra scelta. Da dove vengono? Dalla polvere. Dove vanno? Verso la tomba. È sangue che scorre nelle loro vene? No: è il vento della notte. Che cosa pulsa nella loro testa? Il verme. Che cosa parla attraverso le loro bocche? Il rospo. Che cosa guarda attraverso i loro occhi? Il serpente. Che cosa ode attraverso le loro orecchie? L’abisso tra le stelle. Scatenano il temporale umano per le anime, divorano la carne della ragione, riempiono le tombe di peccatori. Si agitano freneticamente. Corrono come scarafaggi, strisciano, tessono, filtrano, si agitano, fanno oscurare tutte le lune, e rannuvolano le acque chiare. La ragnatela li ode, trema… si spezza. Questo è il popolo dell’autunno. Guardatevi da loro.

Infine, cosa può sconfiggere questo terrore? In una conclusione che, con un po’ di cinismo e disincanto, non sorprenderà nessuno, le armi per sgominare questa banda di incubi sono l’amore, la bontà e le risate. Se sul momento la rivelazione mi aveva quasi deluso per la sua banalità, è bastato un attimo per farmi capire che in realtà è di una dolcezza da spezzare il cuore.

Non c’è affettazione nella morale offerta da Bradbury, non è stucchevole e non è nemmeno infarcita della condiscendenza di chi vuole insegnare qualcosa alle nuove generazioni scrivendo un romanzo per ragazzi. L’autore, con le sue atmosfere weird e il suo linguaggio da fiaba moderna e dark, è davvero convinto che il Bene possa sconfiggere il Male.

Questo libro è stato uno dei libri più belli che abbia letto quest’anno e una delle più belle letture degli ultimi anni. Mi ha conquistata, mi ha catturata fin dalle prime parole. Ricordo di aver finito il primo capitolo pensando “Se anche il resto dovesse far schifo, queste prime poche pagine sono scritte talmente bene che varrebbero per tutto il libro”. Mi è venuto immediato il paragone con Abbiamo sempre vissuto nel castello, il romanzo di Shirley Jackson, l’ultimo libro che ho letto che mi ha dato la stessa sensazione di bellezza. Scusate, Bellezza! In entrambi questi romanzi, ogni parola e ogni frase sono accuratamente costruite per catturare la tua immaginazione, per trasmettere immagini e sensazioni, e allo stesso tempo il linguaggio fluisce con naturalezza e leggerezza.

Ma, dopotutto, lo sappiamo, no?! Un vero capolavoro si riconosce fin dalle prime battute.

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